“Sei contento?”
Contento è una parola grossa, al solo pronunciarla provo quasi paura… Contento… con i miei sogni sconfitti e questa angoscia che il giorno mi opprime e preme, fino a disegnare sul cuore la strada dell’oblio… Contento… di che? Non di me, da sempre in vendita al primo lampione… neppure per i volti e le voci che non rivedrò o ascolterò mai più… meno che meno per un figlio che non c’è e per l’altro che neppure so… E tu, adesso, vieni a dirmi se sono contento… Oggi che la paura del domani m’assale feroce e la solitudine non scompare con un’ora regalata per poi di nuovo solo ad immaginare emozioni che sono soltanto mie e pur sapendo che non avverranno mai, continuo a cullare e vivere con l’inganno di credere, di sperare, per uno stimolo che, senza, sarebbe più difficile anche il solo vivere e tu, pur sapendo tutto, mi chiedi se sono contento… Si, lo sono mentre imbroglio le carte e la vita cercando un po’ di acqua per deglutire, per non affogare, per non impazzire… A testa bassa, con gli occhi rivolti al suolo rispondo si, sono contento. Con gli occhi bassi perché per volare le mie ali di cera si sono squagliate al primo rumore, eppure, malgrado privato di ali e di scarpe ho spiccato i grandi voli della fantasia, fantasticando la carezza di un sogno per poi rotolare al mattino nel solo camminare difficile, tremendamente difficile. E le stelle, le stelle, queste piccole luci nel cielo alle quali ho pianto le mie ansie, urlato le paure ed i dolori e che ho visto brillare solo una volta abbagliandomi in un’illusione che non s'è avverata mai, finchè ho odiato anche loro soffocando la poesia che nasceva dentro... Nella malinconia… contento… che vuoi che risponda... si, sono contento e te lo affermo ridendo mentre due lacrime mi bagnano il viso, contento... eppoi, sono soltanto due gocce di pioggia. Non temere, sono solo due gocce di pioggia; no, non guardarmi, adesso sono stanco. Stanco di essere così contento.
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